Cambiamento del regime monetario: una seconda ondata di inflazione e rendimenti obbligazionari al 5%
Il passaggio dall'atteso allentamento della politica monetaria alla minaccia di un ulteriore inasprimento sta modificando le condizioni del mercato degli asset digitali. La combinazione di un aumento del prezzo del petrolio, dati sull’inflazione sfavorevoli e rendimenti obbligazionari statunitensi in crescita sta creando per il Bitcoin un contesto che non si verificava dalla fine del 2023.
Dall’atteso allentamento alla minaccia di un’ondata inflazionistica
Le aspettative del mercato relative a un rapido afflusso di nuova liquidità hanno subito una grave battuta d’arresto nel giro di pochi giorni. All’inizio di settembre, gli scenari di mercato prevedevano ancora che la banca centrale statunitense (Fed) avrebbe mantenuto invariati i tassi di interesse e avrebbe gradualmente preparato il terreno per i tagli dei tassi. Tuttavia, la pubblicazione degli ultimi dati macroeconomici ha notevolmente indebolito questa ipotesi.
L’inflazione al consumo (CPI) di agosto è aumentata dello 0,4% su base mensile ed è rimasta al 3,4% su base annua. Un segnale di allarme particolare è giunto dall’inflazione di fondo (Core CPI), che è aumentata dello 0,3% su base mensile, superando le aspettative degli analisti. Le pressioni nella catena di produzione sono state confermate anche dall’indice dei prezzi alla produzione (PPI), che è salito dal 4,8% di luglio al 5,4% su base annua.
La situazione è stata ulteriormente complicata da uno shock energetico: i prezzi del greggio Brent, a causa delle tensioni geopolitiche e delle restrizioni sulle principali rotte marittime, hanno raggiunto i 107-108 dollari al barile, mentre il WTI statunitense ha superato i 103 dollari.
Un mercato del lavoro in forte espansione offre ai banchieri centrali un ulteriore argomento a favore del mantenimento di una linea restrittiva. I dati di agosto sull’occupazione non agricola hanno mostrato la creazione di 162.000 nuovi posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione al 4,1%. Un’economia forte offre quindi alla Fed il margine per inasprire la politica monetaria con un rischio relativamente inferiore di innescare immediatamente una recessione.
Rivalutazione delle aspettative di mercato e svolta a Wall Street
Il brusco cambiamento degli indicatori macroeconomici ha innescato una reazione immediata da parte delle istituzioni finanziarie e un’importante rivalutazione dei prezzi di mercato. La probabilità implicita nel mercato di un aumento dei tassi nella riunione della Fed di settembre è balzata da livelli precedentemente equilibrati fino all’86%-87%.
Un aumento previsto di 25 punti base porterebbe il tasso dei Fed Funds in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00%, segnando la ripresa del ciclo di rialzi dei tassi. Importanti società di investimento come Goldman Sachs hanno modificato il proprio scenario di base a favore di un aumento dei tassi a settembre, mentre gli analisti di JPMorgan mettono in guardia dalla possibilità di due aumenti dei tassi entro la fine dell’anno. Per il mercato delle criptovalute, ciò significa un passaggio da un contesto caratterizzato da attesi afflussi di liquidità a un regime di capitale persistentemente relativamente costoso.
La trappola del rendimento privo di rischio
Per il Bitcoin e il settore più ampio delle criptovalute, la minaccia principale non è l’aumento dei tassi dello 0,25% in sé, ma la matematica di ciò che è considerato un rendimento privo di rischio. Il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni si è portato appena al di sotto della soglia psicologica chiave del 5%.
In un contesto in cui un titolo di Stato statunitense offre un rendimento annuo di quasi il 5%, il costo opportunità di detenere asset non fruttiferi aumenta in modo significativo. Il Bitcoin non genera flussi di cassa garantiti, il che significa che l’aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe accrescere l’attrattiva del mercato obbligazionario rispetto alle attività prive di reddito da interessi.
Reazione delle criptovalute e livelli chiave
L'impatto delle pressioni macroeconomiche si è rapidamente tradotto nell’andamento dei prezzi delle criptovalute. Il Bitcoin è sceso sotto i 77.000 USD e ha perso il supporto presso la media mobile esponenziale (EMA) a 50 settimane a 77.374 USD. Anche gli ETF spot statunitensi sul Bitcoin hanno registrato un aumento dei deflussi di capitale.
Il mercato delle altcoin ha reagito in modo ancora più sensibile, con l’indice CoinDesk 20 che ha registrato cali più marcati nella maggior parte dei progetti. Secondo gli analisti tecnici, l’incapacità del Bitcoin di mantenersi al di sopra degli 81.700 USD potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda verso il livello di supporto chiave intorno ai 70.000 USD.
Una nuova prova macroeconomica per gli asset digitali
Un periodo di elevata volatilità si sta quindi combinando con un chiaro messaggio macroeconomico. Fino a quando i rendimenti dei titoli di Stato non inizieranno a scendere e le pressioni inflazionistiche non si attenueranno, il mercato delle criptovalute potrebbe continuare a subire pressioni crescenti. Il fattore chiave per le prospettive a breve termine rimane l’imminente decisione della Fed e il relativo commento sulle prospettive della politica monetaria nei prossimi trimestri.
Avviso: il contenuto del presente articolo è destinato esclusivamente a scopi informativi e analitici e non costituisce una consulenza in materia di investimenti, una raccomandazione finanziaria né una proposta di acquisto o vendita di asset digitali o titoli.
Author
Tomáš Bára
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